ATTORNO AL FUOCO

26 febbraio 2008

Nel nostro lungo viaggio alla conoscenza di noi stessi, questa sera scegliamo di fare tappa e di preparare l’accampamento. Attorno al fuoco del bivacco condividiamo la conoscenza, il cibo invisibile che nutre la mente.
Recenti ricerche evidenziano come nel periodo precedente alla diagnosi di tumore la persona abbia sperimentato un evento traumatico (psicologico, emotivo, lavorativo, familiare, fisico), che ha vissuto in solitudine ed in silenzio e che non si è risolto né nella situazione reale, né tantomeno è stato elaborato a livello psicologico.
La mente umana vive in un mare concettuale e simbolico, non distingue in modo netto tra reale e virtuale e tratta i pensieri come fossero realtà solide. Quando viviamo esperienze dolorose nell’isolamento del nostro conflitto interiore, i nostri pensieri esprimono cupe metafore  (“sono precipitato in un pozzo”, “mi è caduto il mondo addosso”) che traducono in vivide immagini ciò che si agita nel nostro inconscio. La malattia diviene così la materializzazione di un’immaginazione.

Mi sono ritrovato, nel tempo che ha preceduto la scoperta del mio tumore renale, ad immaginare la morte come una donna dolce tra le cui braccia rifugiarmi e ricordo distintamente come cercassi di ripararmi dal freddo del mio pessimismo per mezzo dei suoi cupi veli di seta nera, che mi davano un piacevole senso di morbido calore.

Il microbiologo Bruce Lipton ha dimostrato come i pensieri e le credenze di una persona influenzino il Dna e trasmettano informazioni a tutte le cellule dell’organismo. Ciò significa che la presenza di un tumore indica come la persona stia vivendo o abbia vissuto nel profondo un conflitto insoluto che richiede di essere risolto nella vita reale oppure di essere elaborato a livello psicologico, nel caso in cui la soluzione concreta non fosse possibile.
L’organo colpito dal tumore esprime a sua volta il significato simbolico della malattia : i polmoni sono correlati alla tristezza, all’abbandono ed alla separazione, al “mi manca l’aria”; i reni alla paura che qualcosa ci travolga, al “sentirsi un pesce fuor d’acqua” nella propria vita; il seno a traumi e conflitti con il partner o con i figli, al “mi ha strappato il cuore dal petto”, al “frutto del mio seno”.
Il processo degenerativo e l’insorgere del tumore dipendono dall’intensità del conflitto psicologico, emozionale o relazionale e da quanto la persona sia in grado di esprimerlo e di ottenere un adeguato sostegno umano. Meno si esprime il conflitto, più tensione accumula l’organo correlato.
Essere consapevoli di aver contribuito a produrre la malattia, lungi dal deprimerci, dovrebbe invece risvegliare in noi la consapevolezza che possiamo nello stesso modo essere gli artefici della nostra guarigione.

Dico spesso, e ci credo profondamente, che non rinuncerei mai ai due anni più difficili della mia vita con due interventi importanti: il dolore e soprattutto la paura più profondi ri-elaborati psicologicamente mi hanno aiutato a riprendere tra le mie mani la voglia di vivere che avevo perso per strada. Del resto ciò che oggi anche le scienze fisiche sembrano affermare è come ogni guarigione sia un’auto-guarigione.

Se le nostre credenze ed emozioni influenzano tutti i processi fisiologici dell’organismo, allora il ben-essere,  il vivere davvero la vita che si desidera, il realizzarsi nei propri talenti diventano le priorità nonché la prossima tappa del nostro viaggio.
Ogni sintomo è una comunicazione, esprime un significato che è vitale comprendere per potere cambiare ciò che ci tiene ancorati al passato e crescere in noi per aprirsi alla vita.

Può sembrare poco credibile che un disequilibrio così grave e così profondamente fisico come il tumore, così drammatico nelle sue frequenti conseguenze, possa avere una radice in qualcosa di assolutamente impalpabile come la nostra anima, ma è proprio quello che ho potuto constatare nel percorso della mia guarigione.

Crescere in sé, superare le convinzioni limitanti, vivere la propria umanità : questo il nostro prossimo cibo invisibile che condivideremo quando ci incontreremo ancora accanto al fuoco, più avanti, lungo la strada.

 

Luigi Colombo e Andrea Braguti


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