CUORE BATTICUORE

27 giugno 2009

Sono un uomo concreto, abbastanza anziano, ormai scarsamente sedotto dalle discipline esoteriche che hanno comunque accompagnato gran parte della mia giovinezza, perciò prima di definire un evento una casualità straordinaria, un volere del fato, del destino o del karma, ci ragiono sopra a lungo.
L’ultimo articolo apparso sul numero primaverile della rivista della farmacia aveva per titolo: “Emozioni… pericolose”: in quell’occasione ho parlato di alcune importanti emozioni, soprattutto della rabbia e delle sue profonde relazioni con alcune malattie a chiaro coinvolgimento psico-somatico.
Più o meno nello stesso periodo (marzo 2009) il prestigioso periodico scientifico statunitense Journal of the American College of Cardiology pubblicava un articolo di tre ricercatori dell’University College di Londra dal titolo: “L’associazione della collera e dell’ostilità con il possibile sviluppo della malattia coronarica cardiaca”.  Un evento che, pur nel mio attuale pragmatismo, oserei definire strano, dal momento in cui tre illustri ricercatori anglosassoni ed io ci siamo trovati a scrivere più o meno dello stesso argomento, pur ancora abbastanza ignorato dalla medicina ufficiale accademica dei nostri giorni, in zone discretamente lontane del globo.
L’articolo ricorda, nella sua premessa, che fin dall’antichità l’uomo ha avuto la consapevolezza di un’associazione negativa della collera con la salute. Fa anche un riferimento alla pratica buddista che considera la collera uno dei tre veleni della mente (gli altri sono l’ingordigia e la stupidità).
La psicosomatica ha da sempre considerato collera, ostilità ed emozioni ad esse correlate come la struttura psichica più favorevole ad innescare la malattia coronarica cardiaca (Coronary Heart Disease: CHD). E’ stato perfino definito un tipo comportamentale predisposto alla malattia coronarica caratterizzato da ostilità, elevata ambizione, guida automobilistica competitiva, costante preoccupazione delle scadenze e senso dell’urgenza del tempo, ma di questo non vi era dimostrazione scientifica univoca. La ricerca però, negli ultimi 25 anni, è cresciuta sia nel volume che nei contenuti.
Gli autori dell’articolo in esame hanno svolto una metanalisi su 39 studi (21 svolti su persone sane e 18 su persone cardiopatiche) pubblicati tra il 1983 ed il 2006, che hanno coinvolto partecipanti da uno spettro molto largo di paesi (dai continenti australiano, asiatico, europeo ed americano) ed in numero assolutamente rilevante: 70.000 individui sani e 8.000 portatori di coronaropatia. La metanalisi è una tecnica clinico-statistica che permette di analizzare una serie di studi condotti sullo stesso argomento, consentendo una sintesi quantitativa dei risultati. Gli studi sulle persone sane hanno dimostrato un significativo effetto dannoso della collera e dell’ostilità sulla malattia coronarica nel 28% dei casi e nel 26% sulle persone già cardiologicamente compromesse.
Le conclusioni dell’articolo sono che i dati scientifici segnalati dalla metanalisi evidenziano un’associazione pericolosa della collera e dell’aggressività con le malattie cardiache,raccomandando ulteriori approfondimenti e ricerche in questo campo. Partendo dal presupposto che un altro recente lavoro di ricerca sperimentale ha confermato l’efficacia dell’intervento psicologico nei pazienti cardiopatici (Eur. Heart J. 2007), i risultati suggerirebbero che una prevenzione efficace ed il trattamento della coronaropatia dovrebbero comprendere un approccio multidisciplinare che includa non solo la terapia convenzionale chirurgica, fisica e farmacologica, ma anche un trattamento psicologico focalizzato a riequilibrare la persona nel suo complesso.
Questo lavoro testimonia l’importanza di alcuni miei ragionamenti che spesso offro alla Vostra attenzione. Stavolta però vorrei fare un piccolo passettino in più, aiutato dall’avallo di una pubblicazione scientifica a così alto livello.
Oggi si parla spesso di prevenzione, di igiene alimentare, di igiene della persona, di visite mediche periodiche e di esami di controllo. Difficilmente si sente parlare di igiene mentale, come se la mente fosse da consideransi ad un livello decisamente più basso della prostata per gli uomini o della ghiandola mammaria per le donne. Ci preoccupiamo di rimanere in salute, magari anche con un aspetto giovanile e lasciamo che la nostra mente segua i propri percorsi, a volte intricati, a volte addirittura devastanti, senza che questo ci spinga a prenderci minimamente cura di lei, a prestarvi per lo meno attenzione.
Come possiamo a questo punto prenderci cura della nostra mente?
Ognuno ha una propria predisposizione ed una propria strada: c’è chi ha bisogno di una guida, di uno specchio, che gli permetta di vedersi com’è realmente (potrebbe essere uno psicologo), c’è chi preferisce trovare la propria strada attraverso esercizi personali (meditazione, yoga, arti marziali): non esiste una soluzione universale perché ognuno di noi ha un proprio sé che ha esigenze particolari e proprie.
E’ quindi fondamentale cominciare a prendersi cura anche della nostra mente e del nostro inconscio senza dimenticarsi mai di essere e di vivere quello che siamo: adesso non possiamo più dire che la scienza non lo abbia riconosciuto.

                                                                  Andrea Braguti