CUORE BATTICUORE
Sono un uomo concreto, abbastanza anziano, ormai scarsamente sedotto
dalle discipline esoteriche che hanno comunque accompagnato gran
parte della mia giovinezza, perciò prima di definire un evento una
casualità straordinaria, un volere del fato, del destino o del
karma, ci ragiono sopra a lungo.
L’ultimo articolo apparso sul numero primaverile della rivista della
farmacia aveva per titolo:
“Emozioni… pericolose”: in quell’occasione ho parlato di alcune
importanti emozioni, soprattutto della rabbia e delle sue profonde
relazioni con alcune malattie a chiaro coinvolgimento
psico-somatico.
Più o meno nello stesso periodo (marzo 2009) il prestigioso
periodico scientifico statunitense Journal of the American College
of Cardiology pubblicava un articolo di tre ricercatori dell’University
College di Londra dal titolo: “L’associazione della collera e
dell’ostilità con il possibile sviluppo della malattia coronarica
cardiaca”. Un evento che, pur nel mio attuale pragmatismo, oserei
definire strano, dal momento in cui tre illustri ricercatori
anglosassoni ed io ci siamo trovati a scrivere più o meno dello
stesso argomento, pur ancora abbastanza ignorato dalla medicina
ufficiale accademica dei nostri giorni, in zone discretamente
lontane del globo.
L’articolo ricorda, nella sua premessa, che fin dall’antichità
l’uomo ha avuto la consapevolezza di un’associazione negativa della
collera con la salute. Fa anche un riferimento alla pratica buddista
che considera la collera uno dei tre veleni della mente (gli altri
sono l’ingordigia e la stupidità).
La psicosomatica ha da sempre considerato collera, ostilità ed
emozioni ad esse correlate come la struttura psichica più favorevole
ad innescare la malattia coronarica cardiaca (Coronary Heart Disease:
CHD). E’ stato perfino definito un tipo comportamentale predisposto
alla malattia coronarica caratterizzato da ostilità, elevata
ambizione, guida automobilistica competitiva, costante
preoccupazione delle scadenze e senso dell’urgenza del tempo, ma di
questo non vi era dimostrazione scientifica univoca. La ricerca
però, negli ultimi 25 anni, è cresciuta sia nel volume che nei
contenuti.
Gli autori dell’articolo in esame hanno svolto una metanalisi su 39
studi (21 svolti su persone sane e 18 su persone cardiopatiche)
pubblicati tra il 1983 ed il 2006, che hanno coinvolto partecipanti
da uno spettro molto largo di paesi (dai continenti australiano,
asiatico, europeo ed americano) ed in numero assolutamente
rilevante: 70.000 individui sani e 8.000 portatori di coronaropatia.
La metanalisi è una tecnica clinico-statistica che permette di
analizzare una serie di studi condotti sullo stesso argomento,
consentendo una sintesi quantitativa dei risultati. Gli studi sulle
persone sane hanno dimostrato un significativo effetto dannoso della
collera e dell’ostilità sulla malattia coronarica nel 28% dei casi e
nel 26% sulle persone già cardiologicamente compromesse.
Le conclusioni dell’articolo sono che i dati scientifici segnalati
dalla metanalisi evidenziano
un’associazione pericolosa della
collera e dell’aggressività con le malattie cardiache,raccomandando
ulteriori approfondimenti e ricerche in questo campo. Partendo dal
presupposto che un altro recente lavoro di ricerca sperimentale ha
confermato l’efficacia dell’intervento psicologico nei pazienti
cardiopatici (Eur. Heart J. 2007), i risultati suggerirebbero che
una prevenzione efficace ed il trattamento della coronaropatia
dovrebbero comprendere un approccio multidisciplinare che includa
non solo la terapia convenzionale chirurgica, fisica e
farmacologica, ma anche un trattamento psicologico focalizzato a
riequilibrare la persona nel suo complesso.
Questo lavoro testimonia l’importanza di alcuni miei ragionamenti
che spesso offro alla Vostra attenzione. Stavolta però vorrei fare
un piccolo passettino in più, aiutato dall’avallo di una
pubblicazione scientifica a così alto livello.
Oggi si parla spesso di prevenzione, di igiene alimentare, di igiene
della persona, di visite mediche periodiche e di esami di controllo.
Difficilmente si sente parlare di igiene mentale, come se la mente
fosse da consideransi ad un livello decisamente più basso della
prostata per gli uomini o della ghiandola mammaria per le donne. Ci
preoccupiamo di rimanere in salute, magari anche con un aspetto
giovanile e lasciamo che la nostra mente segua i propri percorsi, a
volte intricati, a volte addirittura devastanti, senza che questo ci
spinga a prenderci minimamente cura di lei, a prestarvi per lo meno
attenzione.
Come possiamo a questo punto prenderci cura della nostra mente?
Ognuno ha una propria predisposizione ed una propria strada: c’è chi
ha bisogno di una guida, di uno specchio, che gli permetta di
vedersi com’è realmente (potrebbe essere uno psicologo), c’è chi
preferisce trovare la propria strada attraverso esercizi personali
(meditazione, yoga, arti marziali): non esiste una soluzione
universale perché ognuno di noi ha un proprio sé che ha esigenze
particolari e proprie.
E’ quindi fondamentale cominciare a prendersi cura anche della
nostra mente e del nostro inconscio senza dimenticarsi mai di essere
e di vivere quello che siamo: adesso non possiamo più dire che la
scienza non lo abbia riconosciuto.
Andrea Braguti