EMOZIONI... PERICOLOSE
28 febbraio 2009
Rabbia, gioia e dolore: tre delle emozioni più precoci nella vita di un uomo e, da molti punti di vista, tra le più importanti. La rabbia, come tutte le altre emozioni, non è mai giusta o sbagliata: esiste. Di questo bisogna prenderne atto e cercare di capire da dove arrivi e cosa ci voglia dire. Il segnale più importante che evidenzia la nostra rabbia è che qualcuno stia cercando di calpestarci, per questo reprimere questa emozione può portare ad un suo sfogo attraverso manifestazioni psico-somatiche cliniche. Certo esprimerla è per lo meno inutile, non risolve infatti il problema, bensì lo porta avanti all’infinito innescando un meccanismo di circolo vizioso che lascia la relazione, in genere con una persona assai vicina a noi, allo stesso punto di partenza, con il tentativo di sopruso e la relativa reazione. Chi si arrabbia è sempre stato ferito, ha sofferto in qualche modo una violenza verso la propria persona. E’ una considerazione che dovremmo sempre fare prima di esprimere giudizi severi sui rabbiosi cronici. Il controllo della rabbia e dei suoi aspetti più deleteri viene esercitato da quella che lo psicologo Daniel Goleman chiama “intelligenza emotiva”, l’intelligenza del cuore che ci permette di riconoscere i nostri sentimenti ed esprimerli in modo efficace. Ovviamente questo non significa non “voler” sentire la rabbia, bisogna sempre tenere aperti i canali che il nostro cuore apre verso il mondo e niente di quello che ci giunge dal nostro relazionarsi con gli altri va negato, semplicemente l’intelligenza emotiva ci insegna a vivere la rabbia per quello che è: un’inutile perdita di energia e di tempo. Questo significa anche semplicemente non interpretare o, meglio, non vivere tutte le interazioni con gli altri come un preciso attacco, un tentativo di sopruso nei nostri confronti. Giusto per dare un cenno all’interpretazione psicologica più analitica, questa fa spesso risalire la nostra indulgenza alla rabbia in età adulta ad un mancato apprezzamento da parte dei nostri genitori, magari anche un po’ intolleranti. Aver vissuto un’infanzia frustrata e frustrante, senza le necessarie attestazioni di stima fondamentali per il nostro corretto sviluppo psicologico ci porterà a vivere in balia dei giudizi e delle conferme degli altri e quando queste non arriveranno, ma addirittura giungerà una ferita al nostro io, esploderà di nuovo la protesta per questo amore negato. E’ più facile far ricadere la colpa sugli altri, piuttosto che ammettere che siamo noi stessi a sentirci inadeguati alla persona o alla situazione. L’importante è, come dicevo all’inizio, ascoltare la propria rabbia e cercare di capire cosa voglia dirci. La soluzione non è perciò scaricare le colpe sui nostri genitori, ma piuttosto far fare la pace al nostro bambino interiore con la nostra parte adulta. Altra cosa che è nelle nostre mani è sfuggire da situazioni che, di per se stesse, sono già un covo di rabbia: situazioni che ci spingerebbero a conflitti con persone che dimostrano magari scarso interesse nel relazionarsi con noi. Da questo punto di vista trovo molto interessante pesare sempre energeticamente un rapporto: se questo infatti implica un grande dispendio di energia da parte mia per cercare di far cambiare idea ad una persona che, per esempio, mi disprezza, trovo molto più produttivo dedicarmi a chi invece mi ama ed evito perciò di impegnare tempo ed energia nel polemizzare o nel contrastare le idee di chi è prevenuto nei miei confronti, di chi ha già capito tutto della vita, di chi pensa di poter solo insegnare. Perdere energia senza rimpiazzarla significa indebolire il nostro sistema immunitario che si troverà più fragile di fronte al presentarsi di situazioni in cui è fondamentale il bilancio energetico dell’organismo. Cito solo alcuni esempi per dare maggiore concretezza al mio pensiero: le cistiti recidivanti, le ricadute delle manifestazioni rino-faringee dei bambini in età scolare, le recrudescenze delle manifestazioni virali erpetiche, gli squilibri più profondi del sistema immunitario nel suo complesso che possiamo raggruppare nelle malattie auto-immunitarie. Tutte queste manifestazioni cliniche, e anche molte altre ovviamente, non potranno che trarre giovamento da una nostra maggiore serenità che ci permetterà di guardare alla rabbia con un sorriso di tenerezza verso il bambino ferito, che adesso sa di essere amato.
Andrea Braguti