L’INCONSCIO PER GUARIRE

11 settembre 2010
 

 

I bisogni primari dell’uomo consistono innanzi tutto in quelli più semplici legati alle funzioni della propria nutrizione. Una volta soddisfatta questa esigenza fondamentale l’uomo proverà la necessità di proteggersi dal mondo esterno per mezzo di una casa e di un tetto che lo possano riparare dalle intemperie e dai pericoli di ciò che lo circondano. Queste prime due esigenze appartengono a quello che potremmo definire “istinto di sopravvivenza” oggi ormai ampiamente soddisfatto, almeno nel mondo occidentale. La terza priorità, che trascende le necessità più strettamente fisiologiche, riguarda il bisogno di accettare sé stessi. Su quest’ultima molti di noi si trovano a dover interrompere il proprio cammino di crescita, che prevede, come gradino successivo, il raggiungimento di una sufficiente autostima e, alla fine, la globale realizzazione di sé stessi.

Accettarsi può sembrare, a prima vista, cosa apparentemente banale ma, in effetti, è un obiettivo non sempre così facilmente raggiungibile. Molti, ascoltando la propria parte razionale, ritengono di essere completamente in pace col proprio io, semplicemente perché non riescono ad ascoltarlo. Su questi principi si basano le teorie della medicina psicosomatica: l’inconscio, inascoltato dalla nostra parte cosciente, cerca in ogni modo di esprimersi e, se rimane a lungo incompreso, può accadere che cerchi di manifestarsi per mezzo del corpo fisico attraverso un suo segno evidente di squilibrio come la malattia. E’ per questo che non si dovrebbe mai combattere “contro” la malattia: un combattimento presuppone sempre due avversari, una certa dose di violenza e, inevitabilmente, un vinto e un vincitore. Se combattiamo “contro” qualcosa che è una parte di noi stessi, alla fine saremo comunque perdenti e non avremo sicuramente capito cosa ci stava cercando di comunicare in quel momento la malattia.

Alcune patologie sono ormai classicamente riconosciute anche dalla medicina ufficiale con una forte componente psicosomatica: penso alle dispepsie, al colon irritabile, ad alcune forme di disturbi cardiaci, circolatori ed asmatici, all’insonnia, ai disturbi nutrizionali ed anche ad alcune patologie a componente prevalentemente batterica come le cistiti. Un grande medico, il dott. L.O. Speciani, dagli anni sessanta fino alla sua morte prematura, ipotizzò perfino che nella multifattorialità delle cause del cancro si potesse inserire “l’ipotesi psicosomatica”. All’interno di Eupsyca (gruppo internazionale di lavoro sul cancro psicosomatico) fu elaborato un test che misurava lo stress subito dal paziente rispetto ad un’unità di tempo ed i risultati sperimentali confermarono l’importanza dell’impatto emotivo sullo sviluppo della malattia.

Giungere all’ascolto del proprio inconscio non è cosa semplice. Per far fronte a questa esigenza sono nate discipline orientali (meditazione, yoga, zen) ed occidentali (training autogeno, autoipnosi) di ascolto del proprio io. Farlo senza aiuti esterni è abbastanza complesso perché c’è il rischio di inserirsi in una spirale che ruota su sé stessa e non ci fa vedere la realtà com’è effettivamente, ma sempre e solo il percorso perverso del nostro pensiero.

La malattia perciò andrebbe riconsiderata come parte integrante dell’uomo e come compagna di viaggio del proprio cammino evolutivo. Se l’inconscio, infatti, la utilizza per essere compreso da noi stessi è perché non siamo stati capaci di ascoltarlo, quando ancora cercava di parlare al nostro io. Se riuscissimo a vivere la malattia alla luce di queste considerazioni, l’inconscio potrebbe aumentare la propria presenza nella nostra vita a scapito del razionale ed è anche così che la malattia potrebbe diventare una nostra occasione di crescita

 

                                                                               Andrea Braguti