OGNUNO HA IL PROPRIO MARE
29 agosto 2008
In
un articolo apparso recentemente ho parlato dell’importanza che il
percorso di una malattia può avere per ognuno di noi e delle grosse
possibilità di crescita che ci offre. Tutto questo può avvenire,
ovviamente, a condizione che si verifichino alcune prerogative: in
primo luogo dobbiamo volerci bene e aver stima di noi stessi. Per
affrontare un percorso che implica necessariamente scelte difficili
non possiamo prescindere da una buona e sana auto-stima né da una
profonda predisposizione a voler cambiare. Partire da una scarsa
auto-considerazione significa infatti indirizzare energie negative
verso noi stessi e quindi offrire uno stimolo controproducente
all’interazione dell’inconscio con il corpo fisico, che potrà
provocare uno squilibrio e quindi la malattia. Ognuno di noi ha
un’infinità di cose belle dentro, di episodi affascinanti da
raccontare: spesso non abbiamo voglia di vederle o di raccontarli.
Mi capita a volte di ricevere confidenze da clienti che, scopro,
nascondono un loro mondo ricco di amore, di attenzione, di coraggio
di fronte alle avversità della vita; con la pazienza e la
disponibilità all’ascolto si scoprono cose che nemmeno si potrebbero
immaginare. Spesso però la nostra eccessiva predisposizione
all’autocritica ci fa vedere di noi stessi solo le parti meno
edificanti, facendoci perdere di vista le nostre qualità migliori e
allora capita che ci sentiamo egoisti, ingrati, assenti. Un
contributo non indifferente a questa situazione possiamo vederlo
nella scarsa capacità di comunicazione che impera: sempre con
maggiore difficoltà riusciamo a fermarci ad ascoltare, ma ancora con
maggiore difficoltà riusciamo a comunicare il nostro apprezzamento
nei confronti degli altri. E’ sempre più difficile ascoltare frasi
come: “Bravo hai fatto una cosa positiva!” e così ci sentiamo sempre
meno apprezzati e la considerazione verso noi stessi scade
progressivamente. Tutto questo agisce ovviamente “contro” di noi,
mentre dovremmo sempre cercare di agire “verso” di noi. Senza la
necessaria auto-considerazione non possiamo passare al secondo,
altrettanto importante, passaggio sulla strada della valorizzazione
delle possibilità che ci offre un percorso a prima vista irto solo
di sofferenze e di dolore: parlo della reale volontà di cambiare.
Apparentemente una frase banale, che ha frullato a lungo nella mia
testa al momento della scoperta della malattia. C’era qualcosa nel
mio corpo che non era in equilibrio e che dava origine a quella
crescita incontrollata e selvaggia che chiamiamo comunemente tumore.
Ho intuito quasi subito che avrei dovuto cercare di cambiare
radicalmente la mia vita per vincere la sfida che mi veniva offerta.
Il problema è che cambiare non è facile, anzi è forse la cosa più
difficile da realizzare, perché significa comunque uscire da
percorsi comportamentali e psicologici ormai stabiliti e consolidati
da anni di abitudine. Il primo esempio che la vita mi ha offerto a
questo proposito è stata la guarigione spontanea di un mio
conoscente “vignaiolo” dell’Oltrepò Pavese, oltre che mio fornitore
d’indimenticabile vino della zona, che, dopo aver ricevuto la
diagnosi di tumore, decise di realizzare il sogno più importante
della sua vita: andare a vivere al mare. E così un bel mattino
comunicò a tutta la famiglia che si sarebbe trasferito in Liguria,
in una casa che gli avrebbe permesso ogni mattina di aprire la
finestra e trovarsi di fronte al mare e al suo indimenticabile
profumo. Dopo sei mesi vissuti in compagnia dell’amato mare, i
controlli medici segnalarono, con grande stupore dei clinici,
l’incredibile scomparsa della massa tumorale. E’ possibile che un
sogno ci aiuti a riequilibrare un organismo che dà
segnali
di sofferenza? Io penso di sì, a condizione che lo facciamo
diventare realtà. Ognuno di noi ha il proprio mare: per qualcuno,
come per questo viticoltore, è importante spostarsi fisicamente da
luoghi probabilmente difficili, per qualcun altro è più importante
rimanere dove si trova scoprendo il proprio mare dentro di sé,
imparando a conoscere il proprio profumo aprendo ogni mattina la
finestra sulla propria anima, respirando la gioia di vivere che
questo significa. Una parola “cambiare” che nasconde sotto
l’apparenza di una semplicità di realizzazione, un vero passo avanti
verso la consapevolezza di una guarigione possibile. Perché è una
speranza cui nessuno dovrebbe rinunciare: la nostra spiaggia è lì
che ci aspetta e il nostro mare continua ogni giorno con le sue onde
ad accarezzarla, in attesa che ci fermiamo ancora una volta, attorno
al fuoco, ad apprezzarne il profumo e la musica.Andrea Braguti