OMEOPATIA: ISTRUZIONI PER L'USO


15 marzo 2009

Recentemente mi ha telefonato una signora, letteralmente infuriata, perché avevo consigliato un farmaco omeopatico ad una persona che era venuta in farmacia su suo incarico. Si lamentava, giustamente, del fatto che il prodotto non contenesse un foglietto illustrativo dove avrebbe potuto rilevare gli eventuali effetti collaterali, le interazioni con altri farmaci, le controindicazioni e le modalità di assunzione, che io avevo segnalato oralmente alla persona che era venuta in farmacia, ma che si erano perse sulla strada del ritorno. In Italia tutte queste legittime richieste non possono essere esaudite, la legge prevede infatti che il farmaco omeopatico non possa contenere alcunché di quanto sopra citato. L’informazione su questo settore viene perciò lasciata al buon cuore di medici, farmacisti e al desiderio di conoscere dei pazienti, che autonomamente possono informarsi sull’argomento per mezzo di libri, riviste o nell’immenso mondo del web. La ragione di questa decisione è che il Ministero della Salute Italiano ha scelto di proibire l’uso di prodotti omeopatici potenzialmente tossici (diluizioni basse e quindi più concentrate di piante o animali velenosi ed associazioni con farmaci allopatici tradizionali), quindi l’ingestione di un’intera confezione non provoca effetti dannosi nemmeno nel lattante (esistono diluizioni minime che garantiscono il rispetto di questa premessa). Come punto di partenza possiamo perciò sentirci tranquilli sull’innocuità dei rimedi omeopatici nei loro confezionamenti italiani, anche se non ci danno ulteriori indicazioni sul loro uso al di fuori del tipo di rimedio e della sua diluizione, nonché dell’eventuale composizione di un rimedio complesso. Rispetto alle diluizioni e all’ osservazione del Prof. Garattini, che ha spesso contestato la terapia omeopatica accusandola di essere semplicemente “acqua fresca”, possiamo confermare che dalla 12° diluizione centesimale in poi (praticamente con misurazioni sperimentali già dalla 9°) è impossibile trovare traccia “fisica” del materiale di partenza che viene progressivamente diluito e dinamizzato. Questo ci dà solo maggior tranquillità nell’uso di questi farmaci, non giustifica assolutamente lo scetticismo dell’illustre farmacologo, che ha maturato una grande esperienza di laboratorio e di strumenti di analisi, ma si è perso gli anni di esperienza dietro al banco della farmacia e le quotidiane conferme che l’omeopatia, usata correttamente, ha grosse possibilità di portare ad un miglioramento, alcune volte anche sorprendente, di molte patologie sia acute che croniche.
Le forme farmaceutiche più comuni e più facilmente utilizzabili sono: i granuli (piccole sfere di saccarosio e lattosio) presentati in tubi di quattro grammi contenenti circa ottanta granuli; i globuli (piccolissime sfere di saccarosio e lattosio con una massa di un decimo rispetto ai granuli) presentati in tubi di un grammo contenenti circa duecento globuli; le gocce (diluizioni a vario grado alcoolico) e le polveri (miscele di rimedi ed eccipienti inerti in polvere) presentate in flaconi di varie capacità; le fiale orali o sottocutanee, le supposte, le pomate presentate come nelle forme farmaceutiche classiche, sono di uso meno frequente.
Possiamo poi sostanzialmente dividere le diluizioni Classiche Hahnemanniane (CH) in basse (la 4 e la 5 CH), medie (la 7 e la 9 CH) ed alte (la 15 e la 30 CH). Le basse vengono utilizzate quando il sintomo da curare è prevalentemente fisico, la similitudine con il rimedio è limitata ai soli segni locali d’organo e può non essere perfetta nei dettagli; per l’utilizzo delle alte è necessario che la similitudine riguardi il comportamento generale e le corrispondenze devono essere assolute, i sintomi da curare coinvolgono anche la psiche e la parte energetica più sottile dell’organismo.
Un accenno particolare meritano i fenomeni catarrali e suppurativi: le basse diluizioni favoriscono la suppurazione, mentre quelle alte la frenano.
I granuli (normalmente 3-5) e i globuli (normalmente il contenuto di una dose) devono essere assunti senza essere toccati dalle mani, lasciandoli sciogliere sotto la lingua, preferibilmente lontano dai pasti per aumentarne l’assorbimento. E’ raccomandabile durante il trattamento evitare di assumere menta, canfora o sostanze volatili aromatiche che possono interferire con l’assorbimento o l’attività dei rimedi. La canfora in particolare annulla l’azione degli stessi e di questo era già a conoscenza Hahnemann che la utilizzava quando voleva interrompere una sperimentazione. Viene inoltre suggerito di limitare, durante il trattamento, l’uso di alcolici, tabacco e stimolanti.
I prodotti omeopatici vanno conservati in luogo fresco ed asciutto, al riparo della luce fino alla data di scadenza, che è una delle poche caratteristiche del farmaco classico che il legislatore ha voluto mantenere anche per il farmaco omeopatico.

                                                                                               Andrea Braguti